Mondiali brasiliani: tutto finito! Fra delusioni, bagni d’umiltà e numeri uno divenuti top players

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I punti topici di questo mondiale: dall'Italia, al Brasile, passando per i portieri

I mondiali sono finiti e la Germania ne è la vincitrice. Eppure, a mio avviso, non è di ciò che bisogna parlare al termine del campionato brasiliano. Questo è stato il torneo dell’Italia che non ha potuto più fare finta di non essere in crisi, è stato il torneo degi estremi difensori, che hanno parato l’imparabile, fatto credere l’incredibile, è stato il torneo della sofferenza, con migliaia di famiglie che hanno speso i risparmi di una vita per portare il proprio figlio a seguire le gesta della Seleçao e, impotenti, hanno visto Thiago Silva e compagni sprofondare sotto gli inesorabili colpi del panzer tedesco di Löw. Ci sono storie che vanno raccontate, al di lá di omaggiare chi è riuscito ad alzare al cielo una scodella allungata dorata e pesante (ben sei kg ndr). Andiamo però con ordine. Italia: finalmente un bagno di umiltà! Oddio, bagno è una parole grossa, diciamo sciacquatina (apprezzabili le dimissioni di Prandelli in tal senso, fatti suoi se vola in Turchia a prendere i soldi, anche se era  più apprezzabile se rimaneva in Italia per provare a cambiare il corso degli eventi).

Sono state comunque chiare le direttive imposte alla Rai da qualcuno che sta lassù, al potere, e cioè di insabbiare quelli che sono i reali problemi del nostro calcio e creare invece un caso nazionale sulle scelte tecniche di Prandelli e l’atteggiamento di Balotelli, tutto ciò a dimostrazione che voglia di cambiare rotta proprio non ce n’è, e chi ce l’ha non conta nulla. Perché si è parlato di Balo e Cesare? Perché è troppo scomodo per chi comanda avere gente che sa anche solo qualcosina di come funziona questo sport nella penisola. Poi c’è il rischio che cambino situazioni, mai sia! Deve rimanere tutto così com’è, con i “ricconi” che si arricchiscono e i poveri romantici che soffrono e si impoveriscono, magari comprando abbonamenti o gadgets della propria squadra del cuore. E tutto ciò mica solo nel calcio! Secondo punto: i portieri. Il mondo ha visto cose che non si sarebbe mai potuto immaginare. Si sono visti, ammirati degli Ochoa volare tra i pali più in alto dei cacci e dei Neuer fare numeri, skills che nemmeno Neymar in giornata di grazie sarebbe riuscito a emulare…già, Neymar! Chiedo perdono a tutti i brasiliani (0) che leggeranno anche di striscio quest‘accozzaglia di parole scritte coi piedi, non era mia intenzione provocare, anzi. Gli estremi difensori dunque sono stati sugli scudi per tutto il mondiali, facendosi trovare sempre pronti ogni qualvolta che sono stati chiamati in causa. Chapeau, grande professionalitá, da numeri uno, ovviamente!

Terza e ultima “storiella”, poi si va tutti a nanna, non potevo non dedicarla al Brasile, o meglio, ai tifosi della Seleçao: un popolo così non meritava un finale del genere. Loro proprio no! Loro che non sono stati ascoltati quando protestavano contro la realizzazione di impianti che non sarebbero più stati utilizzati, loro che non hanno abbandonato lo stadio, a partita in corso, contro la Germania, mentre ne prendevano sette, loro che  hanno dimostrato più e più volte che è un sorriso a cambiarti la giornata, non un iPhone 5 (certo è che se ricevi sorrisi e iPhone 5 hai fatto tombola). Credo che un plauso enorme, eterno, vada fatto a questo popolo, l’unico ancora convinto che si gioca a calcio per stare insieme, divertirsi e non per andare in giro in Ferrari. Ma questa è un’altra storia…

Andrea De Carlo

Photo Credits | Getty Images

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