Dzeko e Schick non hanno ancora trovato il giusto feeling

di Francesco Gorzio Commenta

Dzeko e Schick non hanno trovato il giusto feeling e la prestazione con il Cagliari è stata più ombre che luci, per entrambi.

Il Tempo, E. Menghi


Questo matrimonio non s’ha da fare. Di Francesco col sorriso ha detto che «non devono mica sposarsi, devono solo giocare insieme», ma Dzeko e Schick non hanno – ancora – trovato il giusto feeling e la prestazione con il Cagliari è stata più ombre che luci, per entrambi. Tutta la Roma ha fatto fatica, ma alla fine è arrivato il sesto 1-0 stagionale, sintomo di una squadra che sa essere concreta nelle difficoltà e di una difesa di ferro. I 38 punti accumulati in 16 giornate sono un record che rischia di passare inosservato per colpa dei ritmi impressionanti di Napoli, Inter e Juventus, oltre che per la gara mancante con la Sampdoria. Fatto sta che Eusebio ha pareggiato i conti del primo Garcia, e ha già fatto meglio di Capello nell’anno dello scudetto. Una bella soddisfazione dopo una serata strana, in cui si è esultato due volte, prima e dopo la VAR, al gol di Fazio che ha portato una vittoria pesante allo scadere, ma non ha coperto i difetti di un attacco che cambia nei nomi ma non nei numeri. Zero reti Schick (idem gli altri nuovi acquisti Defrel e Under), una per Dzeko negli ultimi due mesi: sono loro i protagonisti mancati di questa Roma. Al primo test di convivenza dall’inizio si sono pestati i piedi e, anziché aumentare il peso offensivo della squadra, hanno reso tutto incredibilmente complicato. «Si sono scontrati una volta, ma non ci facciamo un film su questa cosa. Devono affinare certi meccanismi. Patrick l’ho messo per farlo crescere, non ha ancora una forma ottimale, perciò deve giocare», è l’analisi di Di Francesco, che ha voluto tenere in campo il ceco per 86 minuti non solo per «collaudare» il tridente con due punte, ma soprattutto per dargli la possibilità di completare il rodaggio.

Nonostante il ritardo di condizione, Schick sabato ha dato un piccolo assaggio delle sue qualità con lampi di classe che fanno intuire il talento su cui la Roma ha scommesso, come quella rovesciata con cui ha lanciato Florenzi in una potenziale azione offensiva. Il problema di Patrik è la novità del ruolo, che pure gli piace perché «mi permette di iniziare a destra e poi finire come punta, giocando più palloni», precisamente 48 contro i 29 di Dzeko. «Potenzialmente – la previsione dell’ex Sampdoria – potremmo essere la migliore coppia gol del campionato, ma dobbiamo confermarlo in campo». La prossima volta. Quando? Magari non subito, non col Torino in Coppa Italia, perché uno dei due, probabilmente Edin, potrebbe riposare e lasciare all’altro il centro dell’attacco, poi c’è la Juventus, una partita in cui non sono ammessi esperimenti e potrebbe toccare al tridente più collaudato con Perotti, Dzeko ed El Shaarawy. Ma altre occasioni per misurare i progressi della convivenza dei centravanti ci saranno sicuramente, perché la Roma ha un patrimonio da valorizzare che non può finire in panchina a fare la riserva.

«I giallorossi cercano un’ala, io ho consigliato a Patrik di scegliere il progetto tecnico migliore per le sue caratteristiche, e lui è una punta…», diceva il suo ex allenatore Giampaolo in pieno mercato, manifestando leciti dubbi sulla posizione di Schick. Ma il piano di Di Francesco, che sta cercando proprio l’esterno titolare, capace di fare la differenza sulla fascia destra, non si può certo bocciare alla prima uscita. Perché questo tecnico ha dimostrato di meritare fiducia e sta lavorando intensamente per risolvere il blocco in zona gol, mentre dietro funziona tutto alla perfezione. Basti pensare che la Roma ha tenuto per 9 volte la porta inviolata in campionato, come solo la Juve ha saputo fare, in tutto sono 12 le reti bianche in 22 gare e Alisson può vantare 305’ d’imbattibilità. La difesa è la migliore d’Italia, appena 10 le reti subìte, ma l’attacco resta il sesto della A: c’è un muro che funziona e uno da «abbattere», quello nella testa dei bomber mancati.

Lascia un commento