Anche per Schick un passo indietro, il calciatore deve ancora recuperare

di Francesco Gorzio Commenta

Il pezzo pregiato del mercato giallorosso è stato più dai medici che in campo e l’enigma è tuttora irrisolto: Schick non è stato convocato per il Chelsea.

Il Tempo, E. Menghi


Casi e casualità (smentite) a Trigoria. Crociati e infortuni muscolari hanno acceso il dibattito dentro la Roma, che per bocca di Di Francesco ha fatto sapere di non credere nella sfortuna: «Stiamo facendo delle valutazioni, è una faccenda interna che non possiamo sbandierare a tutto il mondo, ma alla fatalità io non ci credo». Il passo indietro di Schick e il nuovo crack di Bruno Peres sono state due gocce pesanti per un vaso già fin troppo pieno e, se la facciata segue la linea del «non cerchiamo responsabili, ma soluzioni», dietro le quinte del Bernardini ci si guarda in faccia per capire cosa sta andando storto. Senza puntare il dito, ma piuttosto confrontandosi sui metodi di lavoro e di recupero dei giocatori, tutti uniti con l’unico obiettivo di non ripetere più gli stessi errori che hanno affollato l’infermeria.

Il pezzo pregiato del mercato giallorosso è stato più dai medici che in campo e l’enigma è tuttora irrisolto: Schick non è stato convocato per il Chelsea perché ha dolore quando calcia il pallone e sente fastidio con l’aumentare dei carichi. Gli esami non hanno rilevato lesioni, ma un’infiammazione tendinea non consente al ceco di dirsi pronto: il vecchio infortunio era, infatti, miotendineo, il muscolo si è rimarginato, ma si trascina quest’altro problema. Nel suo caso può aver avuto un ruolo determinante la lunga inattività seguita agli Europei U21 con lo stop alle visite mediche per la Juventus. Almeno il cuore di Patrick non preoccupa la Roma, convinta che nel prossimo controllo a dicembre gli verrà rinnovata l’idoneità fino a giugno, visto che si sarebbe trattato solo di una complicazione di tipo virale, non congenita. Il presente è il vero dilemma, dopo il quarto d’ora con il Verona la punta è sparita dai radar e non va sottovalutato l’aspetto psicologico del calciatore, che al primo campanello d’allarme va «in paranoia» e non sentendosi sicuro diventa il primo freno di se stesso.

Poi c’è Bruno Peres, che ci ha fatto scoprire un muscolo: «Si è infortunato all’otturatore, che – ammette Di Francesco – non so nemmeno cosa sia. Nel suo caso può esserci casualità». Lo sconosciuto tessuto serve per far ruotare la coscia verso l’esterno e raramente è soggetto a lesioni. Il danno è di primo grado, come accertato ieri a Villa Stuart (intanto Karsdorp ha lasciato la clinica e può cominciare la riabilitazione al ginocchio operato), e l’insolito punto non cambia i tempi di recupero: un paio di settimane dovrebbero bastare, la sosta nazionali permetterà al terzino di rimettersi a disposizione per il derby, saltando solo Chelsea e Fiorentina.

In genere ad andare ko sono adduttori (5 casi) e flessori (altri 5), compreso Bruno Peres sono 12 i giocatori interessati da stop di natura muscolare e ben 15 in tutto gli infortuni di questo genere. Era inevitabile una discussione a Trigoria sulle cause di una serie di eventi che la sfortuna da sola non può giustificare. Ma allora cosa? Ci sono blocchi diversi che coesistono nello staff, i preparatori americani di Pallotta (gli stessi che nella passata stagione hanno festeggiato per una media infortuni sotto statistica, nonostante i 4 crociati saltati) e gli uomini di Di Francesco, che ogni giorno si confrontano e lavorano in sinergia, ma potrebbero non aver trovato ancora la giusta chimica. La preparazione di Eusebio è a secco e con carichi pesanti, a differenza di quella di Spalletti, e il solo fatto di cambiare il tipo di allenamenti può incidere sui muscoli. La Roma continua ad interrogarsi sperando di trovare finalmente la sua cura.

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