La Roma sparisce a Firenze

di Francesco Gorzio Commenta

Più che un pezzo su una partita di calcio, sarebbe da scrivere un necrologio.

Più che un pezzo su una partita di calcio, sarebbe da scrivere un necrologio. I poveri tifosi della Roma pensavano di aver visto tutto nella vita, ma mai avrebbero pensato che dopo Manchester United (e ci può stare) e Bayern Monaco (bis), la Roma un giorno sarebbe riuscita ad incassare sette gol anche dalla Fiorentina: non esattamente una corazzata che viaggia attualmente quattro punti sotto in campionato. E invece è tutto vero.

Al Franchi finisce tra imbarazzo e umiliazione l’avventura giallorossa in Coppa Italia: forse il punto più basso di questa gestione, una vergogna. L’ennesima, ormai una sorta di maledizione, anche se stavolta almeno non è stata per mano della Spal. Cambia poco, soprattutto nell’umore dei tifosi romanisti che avevano detto chiaramente alla squadra quanto tenevano a questa competizione. Niente, non è servito, perché ieri hanno dovuto subire un’onta enorme, inspiegabile e che non concede alibi a nessuno. Tutti colpevoli, perché una partita la puoi anche perdere, ma non così. Non puoi lasciarti umiliare in questo modo davanti al mondo intero. Così si butta via anche quanto di buono (poco a dire il vero quest’anno) fatto finora.

Primo colpevole Di Francesco, perché il pesce puzza sempre dalla testa sì, ma soprattutto perché non è ancora riuscito a trasmettere a questo gruppo una mentalità vincente. Oltre al fatto che tatticamente contro la Fiorentina ha sbagliato tutto il possibile. Poi la squadra. La difesa, imbarazzante, sembrava quella di una squadra di terza categoria (ci scusino per il paragone gli onesti calciatori dilettanti): ogni tiro in porta un gol, impressionante. Manolas apre la sagra delle dormite alle quali poi si aggregano tutti gli altri: Olsen compreso che incassa pure un gol tra le gambe. Il primo tempo si chiude «solo» 3-1 perché la Fiorentina tira in porta quattro volte e una la para (con un mezzo miracolo) l’estremo difensore olandese. E la ripresa va pure peggio: la Roma non c’è più con la testa. Lo conferma l’espulsione di Dzeko che fa una cosa non degna della sua classe. Il fallo non fischiato dal mediocre Manganiello di Lorenzo Pellegrini è clamoroso, ma la reazione comunque non è giustificata: non lo puoi fare. Pastore? Sarebbe bello capire cosa gli è successo, altra giornata da dimenticare: un altro giocatore. Si salva di poco solo il giovane Zaniolo, ultimo a mollare, che almeno ha l’alibi dell’età e comunque sembra molto più adulto di tanti suoi compagni in campo.

Ora c’è da capire come intervenire, alla vigilia di una partita che diventa fondamentale in campionato: domenica all’Olimpico c’è il Milan. Mandare via Di Francesco? Forse, ma per prendere chi a questo punto della stagione!? Probabilmente meglio mettere lui e la squadra davanti alle proprie responsabilità. Devono essere loro a rialzarsi e mostrare al popolo giallorosso di essere degni della maglia che indossano. E incassare una contestazione che a questo punto appare inevitabile. Comunque quella contro il Milan diventa una partita da ultima spiaggia per molti di loro: per il tecnico di sicuro perché qualora dovesse finire in tragedia, anche il mea culpa «onorevole» di Monchi, stavolta potrebbe non bastare a una piazza assetata di sangue. Questa squadra così è davvero indifendibile nonostante in campionato viaggi a un punto dalla Champions: incredibile ma vero, è la stessa Roma.

Per la cronaca: va avanti la Fiorentina che in semifinale di Coppa Itala affronterà l’Atalanta autrice dell’altra sorpresa della serata che ha visto la clamorosa eliminazione della Juve. Tre pappine anche a Ronaldo & Co. e tutti a casa.

(Il Tempo, T. Carmellini)

Lascia un commento