Bryan Cristante si è preso la Roma a piccoli passi

di Francesco Gorzio Commenta

Adesso quei 30 milioni investiti in estate li vale tutti. E per portarlo via alla Roma, forse, ne servirebbe qualcuno in più in un mercato ormai dai prezzi folli.

Bryan Cristante si è preso la Roma a piccoli passi, una crescita partita dopo partita fino alla consacrazione di ieri al Tardini. Di testa su corner, come gli riusciva spesso all’Atalanta e in perfetto stile giallorosso di quest’anno, ha segnato il suo quarto gol in campionato. Pesantissimo.

Quattro reti vuol dire una in più dell’attuale Nainggolan e tanti quanti ne ha segnati il Ninja nell’intero scorso campionato, che poi quelli di Cristante di gol sarebbero cinque se Juan Jesus non avesse toccato un pallone già destinato in fondo al sacco nella gara con la Sampdoria. Il tutto all’undicesima partita di fila da titolare, senza mai essere sostituito. Non solo presente, ma protagonista. Da almeno tre-quattro match consecutivi il centrocampista milanese è sempre tra i migliori in campo, dopo un avvio di stagione che lo aveva fatto finire nel calderone degli – a detta di tutti acquisti sbagliati e/o pagati troppo da Monchi.

Cristante non ha la cresta, non dice in ogni intervista che odia la Juventus, ma adesso è un giocatore maturo, da grande squadra e, magari, piano piano i romanisti inizieranno ad amare anche lui. «E’ normale – spiega Bryan nel post-partita di Parma – che il mio rendimento cresca con la squadra, c’è voluto un po’ di adattamento: una squadra nuova, un posto nuovo. Con Nzonzi ci stiamo capendo meglio e con il passare del tempo si riesce ad avere un miglior feeling con tutti i compagni. Ho affrontato il momento difficile lavorando bene ogni giorno, ci sono i periodi bassi così come quelli alti. II mezzo gol che mi manca? Lo lascio a Jesus…».

È una Roma che chiude l’anno col sorriso, il cuore più leggero e la speranza di ripartire in un 2019 che la riporti dentro la Champions. «Stiamo tornado nelle posizioni che ci competono. Possiamo giocarcela con tutte – prosegue – abbiamo sbagliato troppe volte contro squadre più piccole, sulla carta più semplici, ma dobbiamo trovare nella seconda parte di stagione la continuità che ci è mancata».

Da un centrocampista sempre più leader a un altro ritrovato, l’ingresso di Pellegrini ieri ha restituito alla Roma un uomo con un passo e colpi diversi dagli altri. «Era importante vincere – racconta Lorenzo – siamo contenti. Possiamo staccare la spina un po’ più sereni, ma nel girone di ritorno si deve fare meglio. Abbiamo passato un momento duro, ci sono stati anche tanti infortuni. Ma siamo ancora in gioco per tutto, tra il quarto posto, la Champions e la Coppa Italia. Personalmente ho forzato dopo il primo infortunio e ho avuto una ricaduta ma ora mi sento bene e sono pronto per ripartire».

Pensando anche all’impatto di Zaniolo, che a Parma ha pagato lo scotto di aver giocato troppo e dei fari sempre puntati addosso, in fondo il reparto nevralgico della squadra non è stato distrutto e peggiorato come sentenziato da chiunque in questi mesi. «A centrocampo – conferma Di Francesco – siamo cresciuti veramente tantissimo, siamo meno “sporchi”, più puliti, ci muoviamo meglio». Si vede. E aiuta a vincere.

(Il Tempo, A. Austini)

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