Sono in tre ma fino ad adesso è come se ce ne fosse stato soltanto uno

di Francesco Gorzio Commenta

L’unica cosa che si è capito dall’ultimo allenamento, sotto il diluvio, è che l’eventualità di un ritorno al 4-3-3 è concreta.

Il Messaggero S. Carina

«No Dzeko, no party», suggerirebbe una vecchia e fortunata pubblicità, anche se il bosniaco è a corto di fiato (2803 minuti disputati, nella Roma è dietro soltanto ad Alisson), nervoso (ha già rimediato 4 cartellini gialli, un inedito per lui in carriera a questo punto della stagione) e reduce da 85 giorni dove ha segnato soltanto quattro gol (Spal, Atalanta, Sampdoria e Benevento) in 15 partite. Tutto però gira intorno a Edin e non è escluso che possa continuare a ruotare anche domani sera.

IN ATTESA – Le alternative non mancherebbero. Defrel e Schick sono lì, in attesa di un segnale. Il francese, acquistato in estate come vice-Dzeko, nel ruolo di centravanti ha giocato appena 19 minuti. Quelli relativi a Roma-Udinese, lo scorso 23 settembre. Poi, al netto dei numerosi infortuni che lo hanno frenato in questa stagione, nei restanti 536 minuti nei quali è stato impiegato o è stato posizionato alto a destra nel tridente offensivo – ma con compiti quasi esclusivamente difensivi per proteggere Peres (ipotesi che non va scartata domani, qualora Eusebio decidesse di far riposare Florenzi e rilanciare il brasiliano) – oppure al massimo è stato schierato come seconda punta. Mossa che contro il Benevento, ad esempio, ha permesso alla Roma di aprire la difesa campana nella ripresa, dopo che per 55 minuti il punteggio era ancora fermo sull’1-1. Poi c’è il capitolo relativo a Schick. Paradossalmente, pur avendo giocato meno di Defrel (456 minuti), Patrik almeno un paio di chance (Chievo, Torino in coppa Italia) nel ruolo di centravanti le ha avute. E nelle altre occasioni – al netto di un paio di apparizioni sulla fascia che hanno convinto poco – ha giocato seconda punta nel 4-2-4. Una settimana fa, alla vigilia del match con l’Udinese, riguardo ad un suo possibile impiego, Di Francesco era stato categorico: «Sono molto soddisfatto di quello che sta facendo e di come si è allenato. Da qui a partire però dall’inizio ce ne corre». Ora, dopo due gare nelle quali non è mai stato impiegato (e non ha dunque potuto mettere minuti nelle gambe) sarebbe abbastanza singolare vederlo domani titolare contro il Milan, in una gara che per la Roma riveste una grande importanza in ottica Champions. Tradotto: se non sarà data una chance a Defrel (che rimane in ballo anche a destra, qualora giocasse Peres) le possibilità di vedere Dzeko dal primo minuto rimangono alte.

RITORNO A TRE – L’unica cosa che si è capito dall’ultimo allenamento, sotto il diluvio, è che l’eventualità di un ritorno al 4-3-3 è concreta. Almeno queste sono state le prime prove (decisive quelle di oggi), con Strootman, Pellegrini e Nainggolan pronti a ricostruire una mediana che insieme (e con questo modulo) ha già giocato nelle due gare contro la Sampdoria e a Milano contro l’Inter (anche se il belga e Gerson si scambiavano costantemente di ruolo). Mossa, quella del possibile ritorno all’antico, dovuta al fatto che il Milan attua proprio il 4-3-3 e ha calciatori che con le ripartenze possono creare molti problemi. Giocare a specchio, permetterebbe ai giallorossi di difendere con il 4-1-4-1 e garantire così una maggiore copertura ad una difesa che non appare più impermeabile (13 reti subite nelle ultime 11 gare) come all’inizio della stagione.

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