Di Francesco in conferenza stampa prima di Roma-Sassuolo

di Francesco Gorzio 5

Eusebio Di Francesco nella conferenza stampa alla vigilia di Roma-Sassuolo.

Ecco le parole di Eusebio Di Francesco nella conferenza stampa alla vigilia di Roma-Sassuolo.

Domani ci sarà ultima partita dell’anno: che bilancio fa di questa sua prima parte di stagione alla Roma, nonostante ci sia ancora la sfida di domani da giocare?

“Secondo me ne mancano due di partite, quella che non abbiamo potuto giocare contro la Samp influisce tantissimo in classifica. Non vediamo l’ora di rimetterci al parto con le altre per poter dare un giudizio più compiuto. Abbiamo fatto ottime cose, siamo cresciuti tanto, ci manca qualcosina per poter diventare una squadra competitiva sotto tutti i punti di vista. Ma questo è un modo per spronare il gruppo, per poter metallizzare determinati concetti per poter esprimerci con maggiore continuità durante la gara”.

Che ricordi ha della sua esperienza al Sassuolo?

“Il percorso fatto lì mi dà ancora emozioni: ho conosciuto gente straordinaria con cui ho condiviso cose che mi terrò sempre dentro. È stato un amore grande, un percorso bellissimo. Ogni volta che rivedo certe persone e leggo interviste e mi emoziono ancora. Per esempio il gol di Missiroli con cui abbiamo vinto la B. È stato davvero importante il percorso che ci ha portato in massima serie: un bellissimo ricordo, molto emozionate. Ringrazio tutti, partendo dalle persone che si notano meno come i magazzinieri”.

Cosa pensa del lavoro di Iachini?

“Iachini secondo me sta valorizzando il lavoro di Bucchi in precedenza, ma conosco bene Beppe: quanto entra è un martello sotto tutti i punti di vista, ha dato solidità a una squadra che prendeva gol da tutte le parti e invece nell’ultimo periodo ha fatto risultati importanti”.

Pellegrini e Defrel a oggi che tipo di impatto stanno avendo nella Roma?

“Pellegrini è un 96 e sta giocando tanto. Magari qualcuno pensa che debba giocare sempre, ma è un calciatore di grandissima prospettiva non solo a livello di Roma ma anche in prospettiva Nazionale. È il terzo anno che lo alleano, sono contento di lui, è in continua crescita, ha tanta personalità in campo e lo ritengo uno dei titolari della squadra. Defrel è stato davvero sfortunato in tante situazioni che ha creato: non ha fatto gol ed è stato un peccato. Nella settimana scorsa ha preso una botta nello stesso punto colpito a Genova e sta cercando di smaltire: ci auguravamo di poterlo convocare domani ma non sarà dei nostri”.

Alla Roma si richiede più cinismo davanti: che risposta stanno dando in merito gli attaccanti?

“Dirlo oggi lascia il tempo che trova, sono solo chiacchiere. Io credo che dobbiamo portarla sul campo questa concretezza, dimostrare che stiamo smaltendo il periodo difficoltà nel fare gol. Creiamo tanto e si è visto contro la Juventus che di solito concede sempre poco. Torino è stata emblematica per le occasioni e la molo di gioco create. Dobbiamo ripartire sul campo, iniziando da domani: magari creando molto meno ma facendo più gol come ci riusciva bene in passato”.

Per far giocare Schick e Dzeko insieme schiererà solo il 4-3-3 o il 4-2-3-1?

“Quando si parla di numeri bisogna avere le conoscenze. Il 4-2-3-1 prevede un uomo dietro la punta che sia un centrocampista, mentre quando è un attaccante diventa un 4-2-4, come quello che abbiamo schierato con la Juventus. Il 4-2-3-1 l’ho utilizzato raramente io, forse con il Napoli e con il Milan a partita in corso. Ma quando cambio scelgo il 4-2-4 per riempire di più l’area. Noi creiamo tanto, ma abbiamo difficoltà nel concretizzare: per questo in area metto giocatori abituati a fare gol. Credo che questa squadra ormai abbia assorbito equilibri e meccanismi che sarebbe un errore buttare via dopo due partite andate male. Io posso utilizzare il 4-3-3 o il 4-2-4: il 4-2-3-1 non è nella mia testa e non mi piace moltissimo. Magari lo riutilizzerò un giorno, ma al momento non ci penso. Potrei utilizzare il 4-2-4 sia dall’inizio sia a partita in corso. Tutto è il contrario di tutto qui: è il risultato che va a fare la differenza. Nelle scelte serve grane equilibrio. Non vi dirò come partirò domani, ma Schick giocherà sicuramente dall’inizio, poi vedremo chi saranno gli altri dieci”.

Monchi ha ribadito che i rinforzi di gennaio sono già in casa Roma. Lei è sulla stessa lunghezza d’onda?

“Al di là del fatto che io sono in piena sintonia con lui, parlare di mercato in questo momento non mi interessa. Ho tanto da pensare al Sassuolo per cercare di portare a casa sei punti: questo è l’obiettivo principale di questo momento. Dobbiamo migliorare, ma di mercato ora non voglio parlarne. I pensieri in quel senso possono cambiare da un momento all’altro: attualmente i nuovi acquisti sono l’ultimo dei miei pensieri”.

Al Sassuolo si diceva che era molto bravo a superare le avversità: come si passa un momento difficile come questo a Roma?

“Io non mi sento di attraversare un periodo difficile: abbiamo fatto qualcosa di straordinario essendo primi in Champions e in campionato siamo in piena corsa per essere competitivi e per dare fastidio alle squadre lì davanti. Per poter ripartire si vince, non si cono altre soluzioni. La mia fora a Sassuolo è stata quella di saper prendere le sconfitte nel modo giusto, somatizzarle e capire dove potevamo far meglio. Non tutte le vittorie sono state come volevo io, ma a volte una vittoria sporca ti ridà fiducia e rimette le cose a posto. Domani dobbiamo vincere”.

Ieri De Rossi ha detto che non si deve abusare della parola vincere, secondo lei se ne abusa troppo perché non si vince da 10 anni?

“Per me vincere è una parola bella, ma significa tante cose: vincere lo scetticismo, valorizzare i giocatori, portarli in nazionale. Vincere sul campo piace a tutti. L’importante è utilizzarla nel modo giusto questa parola. Non bisogna pensare di vincere a tutti i costi, ma serve vincere attraverso una mentalità e un’idea. Dobbiamo anche saper imparare dagli altri: tirare fuori determinazione, cattiveria agonistica, quella che ha avuto la Juve nei primi sessanta minuti della gara”.

Cosa è cambiato rispetto al Di Francesco del Sassuolo? Che voto si dà per questi primi sei mesi a Roma?

“Io voti non me li do, me li date voi e li accetto perché è giusto che sia così. Io sono contento di quello che abbiamo fatto finora. Ma ci vuole pochissimo per passare dal bene al male, è sottile il confine. Per questo serve una vittoria per poter crescere in questo ambiente. Per me la partita di domani è molto importante proprio per questo aspetto. Io sono stato da calciatore qui, ora sono allenatore e devo guardare il mondo Roma a 360 gradi. Mi sento integrato e lo sto facendo con serenità. Sono stimolatissimo e l’esperienza di Sassuolo è stata basilare per poter essere qui. Nel nostro ambiente stiamo cercando di far diventare questa squadra e Trigoria tutta una famiglia”.

Come ha reagito Schick al triplice fischio e come ha lavorato in settimana?

“Capita sbagliare il gol al 94’ in una sfida contro la Juve pesa e lui deve avere la forza di superarlo. In questo momento è il giocatore a cui sto più vicino, è un capitale della società ed è forte. I gol li sbagliano anche i grandi campioni, cosa che lui ancora non è: deve migliorare e fare tanta strada. Deve lavorare sull’aspetto psicologico per superare il prima possibile l’errore contro la Juve. Non deve passare il concetto che abbiamo pareggiato contro la Juventus per l’errore di Schick. La sconfitta di Torino passa attraverso una presentazione di squadra, in cui ci sono state diverse disattenzioni e tante cose che potevamo far meglio contro un’avversaria che ha ancora qualcosina più di noi”.

Nel dato dei gol pesa quello dei centrocampisti che ne hanno fatti pochi. È ancora convinto che Nainggolan da mezzala possa realizzare 18 gol?

“Più che convinto io credo che Nainggolan abbia colpito diversi pali, mentre l’anno scorso la metteva sempre all’incrocio. L’anno ancora prima ne ha fatti cinque o sei. Anche io un anno ho fatto otto gol e non ero un fenomeno. Radja ha qualità importanti, gli capita spesso di andare al tiro. Da mezzala forse deve migliorare l’attacco della porta. Ha avuto diverse chance per segnare e il portiere è stato anche bravo in tante occasioni. Può fare tanti gol, voglio essere positivo in questo senso. Spero che la squadra torni a segnare con più facilità, anche con i centrocampisti. È riduttivo parlare solo di Nainggolan”.

La Roma produce molto e non la butta dentro: dipende anche dalla flessione di Dzeko?

“Io credo che l’Inter abbia fatto 40 punti con gol determinanti di Icardi. Un mio vecchio amico diceva l’attaccante fa gol e il portiere para. È importante che l’attaccante torni a segnare, in questo momento, però, per statistiche Edin il giocatore che calcia più in porta di tutti. Deve trovare lucidità, se tornerà a fare otto o dieci reti sarà meglio. Io non ho la bacchetta magica, devo solo stimolare i calciatori a fare diversi movimenti per poter stare più vicini alla porta. Bisogna crederci di più, come Benatia: lui ci ha creduto e chi difendeva di meno. Dobbiamo credere di più sul fatto che il nostro compagno possa metterci la palla adatta a far gol”.

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Commenti (5)

  1. Ma Gandini non aveva detto solo qualche giorno fa che la Roma è in piena corsa per lo scudetto??? Stessero zitti almeno…davvero.

  2. rebel boy 30 dicembre 2017 il 09:12
    Tra la Roma e la Juve non c’è qualcosina di differenza. C’è un abisso. La Roma ha toppato completamente la campagna acquisti fatta eccezione per Kolarov e Pellegrini, e ora non ha una seconda squadra. La seconda squadra della Juve può tranquillamente lottare per il terzo posto. Una bella differenza direi.

    Secondo me la seconda squadra della Juve può competere per il primato, perché al terzo posto ci saremmo noi, l’Inter e la Lazio, quindi quella Juve se la gioca col Napoli, cioè per la vittoria.

    1. Si hai ragione. Mi ero tenuto un po largo,ma in effetti potrebbe tranquillamente giocarsi il primato con il Napoli. La seconda squadra della Roma invece è da settimo-ottavo posto se non peggio.

  3. Quanto chiacchiera pure questo. A me Di Francesco è simpatico, ma la partita con il Torino l’ha sbagliata lui ed ha perso l’unico trofeo realmente accessibile. E lo ha perso subito,al primo round. La Roma non può più usare una parola che oramai è divenuta tabù: vincere. Sono oramai più di 10 anni che sta squadra dagli ingaggi milionari non vince un cazzo. E non ci va nemmeno vicina. A febbraio di routine è sempre già fuori da tutto. Credo che nella Roma e alla Roma si debbano render conto che i risultati contano,e che se non alzi mai un trofeo la parola vincere non devi usarla troppo altrimenti scadi nel ridicolo. E per una volta tanto DDR ha detto una cosa giusta.

    1. P.S. Tra la Roma e la Juve non c’è qualcosina di differenza. C’è un abisso. La Roma ha toppato completamente la campagna acquisti fatta eccezione per Kolarov e Pellegrini, e ora non ha una seconda squadra. La seconda squadra della Juve può tranquillamente lottare per il terzo posto. Una bella differenza direi.