La Roma attende gli sviluppi del proprio investimento estivo

di Francesco Gorzio Commenta

La Roma aspetta che i 125 milioni di euro investiti per migliorare la rosa con 8 acquisti diano i frutti sperati.

Il Tempo, E. Menghi


Il nuovo non paga, allo Stadium si riparte dalla «vecchia» Roma. Più Kolarov, l’eccezione che conferma la regola, l’acquisto azzeccato in mezzo a tante scommesse che finora, per motivi diversi, hanno tradito le aspettative. «Il problema non è vendere, ma comprare male», iniziava così il mercato estivo di Monchi, tra cessioni illustri e arrivi promettenti che nel bilancio del primo spezzone di stagione non sono riusciti a dimostrare il loro valore. Qualcuno ha appena cominciato, vedi Schick, un gol, un rigore procurato e un palo alla terza da titolare, altri si sono persi tra panchina e infermeria: i nuovi volti non hanno fatto fare il salto di qualità alla squadra, che si è riconosciuta di più nelle solite facce, quelle che conoscono il tabù dell’era americana, mai una vittoria a Torino contro la Juventus.

Da loro si ripartirà, aspettando che i 125 milioni di euro investiti per migliorare la rosa con 8 acquisti diano i frutti sperati (la cifra tiene conto del tetto massimo raggiungibile, compresi bonus e riscatti, mentre sono 63 i soldi già versati). Nella Roma B eliminata dalla Coppa Italia hanno giocato 5 giocatori nuovi, compreso il subentrato Pellegrini, nella versione A compare il solo Kolarov in una struttura collaudata. Il serbo ha firmato 3 dei 5 gol arrivati dalle new entry, ha collezionato 1.859 minuti in stagione, mentre gli altri 7 tutti insieme ne contano 3.179. Pellegrini è il 14° uomo per utilizzo, si è sbloccato contro la Spal ma non riesce a trovare continuità nel rendimento. Gonalons è il vice di De Rossi, che a 34 anni fa spesso ricorso a panchine ristoratrici garantendo l’alternanza in regia, ma in un ruolo chiave come questo le prestazioni poco convincenti del sostituto francese creano qualche incertezza di troppo. Moreno ha avuto appena 6 occasioni e senza la Coppa Italia difficilmente riuscirà a migliorare i suoi numeri.

Con la frettolosa uscita di scena, infatti, il calendario giallorosso si è «semplificato» e da qui a maggio sono al momento in programma solo 4 turni infrasettimanali, il recupero del match con la Sampdoria, la 14esima giornata del girone di ritorno di campionato ad aprile con il Genoa e gli ottavi di Champions League con lo Shakhtar Donetsk. Persino l’Inter senza Europa rischia di giocare di più se dovesse approdare in semifinale nella competizione nazionale, a meno che la Roma faccia sognare la città ottenendo il pass per i quarti nel palcoscenico più affascinante. Per ora sono più le lunghe settimane di lavoro di quelle fitte di impegni che hanno invece riempito la prima parte di stagione, perciò diminuiranno le chance per le seconde file. Under ha avuto 10 partite a disposizione per un totale di 375 minuti, ma rimane un oggetto misterioso che fatica ad inquadrare la porta. Nessun gol da lui, né da Defrel, fermo da quasi un mese per una contusione alla rotula ormai guarita: ieri ha ripreso ad allenarsi con il gruppo e punta a farsi convocare per la Juventus. L’ex Sassuolo è al terzo stop da quando è nella capitale (il primo di natura muscolare, poi caviglia ko), ma Karsdorp è stato persino più sfortunato e tra due operazioni al ginocchio è riuscito a fare una breve apparizione di 82 minuti col Crotone, fatale. Lo stesso ritardo di condizione di Schick è dovuto a una serie di infortuni che si è finalmente messo alle spalle: il gol in Coppa è l’iniezione di fiducia che gli serviva, ma con la Juventus difficilmente Di Francesco punterà sulla scommessa da 42 milioni, perché la «vecchia» Roma funziona meglio e nel big match scudetto è l’unica cosa che conta.

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