Le insidie dello Shakhtar Donetsk

di Francesco Gorzio Commenta

Lo Shakhtar è una squadra insidiosa, la storia lo insegna.

Gazzetta dello Sport, G. De Feo


Don Diego de la Vega lo guardavano con un sorrisetto di sufficienza e quasi lo sfottevano, cinque minuti dopo arrivava Zorro, la stessa persona, e li castigava tutti. Chissà, forse dietro la bizzarra sortita di Paulo Fonseca, che si è presentato in maschera nera e cappellone per il post-match dopo aver battuto il City, c’è molto più che un fioretto: hai voglia a sottovalutarlo, lo Shakhtar, e a dire che poteva andare peggio. Magari lo pensavano anche Manchester City, Feyenoord e Napoli, e tutte e tre ci hanno perso nel girone, quasi a mo’ di una Z sul fondo dei calzoni.

ORCHESTRA – Perché questa squadra che ormai di Donetsk porta solo il nome (si allena a Kiev e gioca a Kharkiv) è una macchina da calcio che affonda le radici nel decennale lavoro di Mircea Lucescu e lo fa rifiorire. Dopo il tecnico romeno è arrivato Paulo Fonseca da Setubal, e ha trovato subito terreno fertile in una rosa che parla la sua lingua (portoghese, 8 brasiliani compreso l’ultimo arrivato, il terzino Dodò dal Curitiba) non solo con le labbra: tutti piedi buoni, tatticamente duttili e rodati in Europa. Così l’ex enfant prodige della panchina lusitana, che studia Guardiola per il fraseggio e Mourinho per la gestione del gruppo, non ha dovuto far altro che plasmare lo Shakhtar in base al suo credo: meno run-and-gun, più possesso palla ragionato. Un piccolo Manchester City, in pratica. Il segreto sta in una mediana impermeabile, dove Fred ha tempi da regista di razza e il veterano Stepanenko è degno scudiero, a sostegno di un trio di fantasisti che hanno imparato a limitare i fronzoli per aumentare l’efficacia. Occhio però che, se c’è l’occasione, l’uomo lo saltano sempre, specie Marlos che mostra spunti in velocità simili a quelli di Willian e Douglas Costa che su quella fascia negli anni lo hanno preceduto. Unica punta Facundo Ferreyra, detto «El Chucky»: si chiama così dal nome della bambola assassina del film, come lei se ne sta acquattato e poi ti ammazza. Bravissimo nei movimenti senza palla, furbo, gran colpitore di testa, ora che ha trovato continuità ci mette anche la garra giusta.

FREDDO E ORGOGLIO – Lo Shakhtar, che ha saputo pure superare il lungo stop per squalifica del suo leader Dario Srna (al suo posto a destra il corridore Butko), ha due talloni d’Achille. Il primo è una panchina non lunghissima, che dà il suo meglio nei centrocampisti offensivi (Alan Patrick e il ‘96 Kovalenko). Il secondo, killer sistematico di russe e ucraine in Europa, è la lunga pausa invernale causa freddo. Il campionato si è fermato domenica e riprende a fine febbraio, per la squadra un mese di ferie: riprendere il ritmo, fisico e mentale, è impresa durissima. Il sorteggio? Come in Italia, anche in Ucraina l’hanno preso bene. Sentite Stepanenko: «Tra quelle che potevamo prendere, la Roma è al nostro stesso livello. Hanno fatto bene finora, ma non sono Barcellona o Psg. Somigliano un po’ al Napoli, che però è più organizzato in difesa. La Roma fa gol, ma ne concede anche».

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