Svezia-Italia 1-0, a rischio l’avventura Mondiale 2018

di Francesco Gorzio Commenta

Svezia-Italia 1-0, un'Italia troppo brutta per essere vera perde in scandinavia e rischia di rimanere fuori dai Mondiali come nel 1958 proprio in Svezia.

Svezia-Italia 1-0, la Nazionale perde in trasferta creando solamente due occasioni da rete, soffrendo la fisicità svedese. Ventura giocando per il pareggio subisce una giusta sconfitta. Lunedì il ritorno ormai più che decisivo.

Svezia-Italia 1-0
Ventura esce sconsolato dal campo dopo la sconfitta dell’Italia contro la Svezia.

Svezia-Italia 1-0, Azzurri irriconoscibili, non si può parlare solo di sfortuna

Il volto di Ventura, quasi in lacrime al termine della partita contro la Svezia persa per 1-0 dall’Italia, è l’emblema di una Nazionale che ha fatto piangere per 90 minuti non solo il nostro CT ma sopratutto i sostenitori italiani sugli spalti ed a casa. La squadra allenata dall’ex Toro ha prodotto solamente due vere occasioni da rete, la prima dopo 5′ di gioco con Belotti, la seconda con un palo di Darmian quando i gialloblu erano già passati in vantaggio. In mezzo un’incontro che è sembrato più boxe che calcio, con numerosi falli da entrambi i lati, squadre bloccate ed Azzurri timorosi, capaci solamente di crossare dalla trequarti (alla fine se ne conteranno ben 23) ma ancora più incapaci di creare reali occasioni da rete tramite anche solamente uno straccio di gioco basilare.
Una Nazionale senza idee, senza costrutto che non solo gioca male ma che ha la capacità di rendere irriconoscibili calciatori che in Serie A (e all’estero) hanno ben altro spessore. I vari Ciro Immobile, oggi visto solamente in fuorigioco, Marco Verratti, spaesato ed ammonito quindi out per il ritorno, Andrea Belotti, impalpabile, De Rossi, autore di un goffo autogol, e tutta la BBC, con errori di misura anche nei passaggi più semplici, sembrano le controfigure di quello che sono nei rispettivi club di appartenenza. Timorosi, slegati, disorganizzati, ognuno come un elemento a se stante.
Nel calcio, sopratutto quando si perde, aleggia lo spettro degli assenti che hanno sempre ragione, Ventura è testardo nel mettersi da solo spalle al muro ritagliando ad Insigne un’apparizione di soli 15 minuti a partita compromessa, convocando e spedendo in tribuna anche El Shaarawy, due tra i calciatori più in forma in questo scorcio di stagione ma ai margini, un po per scelte tecniche, ancora di più per presunte (e presuntuose) scelte tattiche.
Una presa di posizione incomprensibile, di lucida follia, con la pretesa di forzare un modulo e poi scegliere di conseguenza i calciatori e non viceversa. Una visione miope per un CT che non ha formato un gruppo, ma prova a parlare addirittura di tattica non potendo contare su un lavoro quotidiano e su un rodaggio tipico di un club, necessario per proporre determinati meccanismi.
Lunedì il ritorno a San Siro sperando di ribaltare un risultato beffardo solo negli occhi di chi non vuol vedere, per non ripetere ancora un 1958 e per non scoprire che volto ha l’Apocalisse.

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