Gerson l’arma in più, ma la strada è ancora lunga

di Francesco Gorzio Commenta

Domenica notte, in discoteca con Emerson, era più frastornato che felice. Da quando è romanista, Gerson ha convissuto con l’etichetta di flop.

Gazzetta dello Sport, C. Zucchelli


Domenica notte, in discoteca con Emerson, era più frastornato che felice. Da quando è romanista, Gerson ha convissuto con l’etichetta di flop o, nel migliore dei casi, di giocatore sopravvalutato. Mai era stato così applaudito dai tifosi, mai era stato «the man of the night» come due notti fa al Piper quando è stato riconosciuto da tutti. «Mamma mia oh», ha detto in uno dei tanti video comparsi su Internet e chissà che non si riferisse proprio a se stesso e a quella doppietta che ha cambiato la sua vita romana. Se cambierà anche il suo destino è presto per dirlo, intanto Gerson si gode i giorni più felici da quando è arrivato a Roma. Perché 2 gol, 9 palle recuperate, le sole 20 perse e le 8 sponde cominciano ad essere numeri significativi.

NUOVA VITA – A 20 anni ha messo al primo posto la Roma e la famiglia creata con la compagna e la bambina di due anni. Vive con loro a Casal Palocco, il padre è a Roma con meno frequenza e il ragazzo si sente più libero. Ha tolto l’apparecchio e non solo per questo è diventato grande. La presenza di Castan lo aiuta, a volte dorme con Peres, altre da solo, la musica è sempre un po’ più alta del normale e la sveglia non è proprio la sua migliore amica, tanto che spesso la stacca e si concede qualche minuto in più.

COSÌ NON VA – Se con Spalletti, dopo la partita da titolare contro la Juventus dello scorso dicembre, Gerson non aveva più rapporti, con Di Francesco il feeling è sbocciato a Pinzolo quando sbagliava i movimenti l’allenatore lo riprendeva. Una volta gli disse, ascoltato da tutti:«Forse non hai capito, così non va». Gerson abbassò la testa, ma poi l’esercizio lo fece bene. E Di Francesco, sempre davanti a tutti, non ebbe problemi dirgli: «Adesso sì».

QUESTIONE DI FEDE – Amante dei tatuaggi e dei tagli particolari– ha lo stesso parrucchiere di Nainggolan –, ragazzo timido, molto religioso, ha instaurato un buon rapporto con Totti perché, quando gli fu spedita la maglia numero 10 e successe il finimondo, fu proprio Francesco a difenderlo: «Tutti devono sognarla». Così è stato e così è, anche se Gerson ha messo da parte le velleità da Pallone d’oro. Almeno per adesso, anche se Di Francesco sa che può e deve ancora crescere molto. Come lui, lo sa anche Walter Sabatini, che non lo ha chiamato perché convinto che questo sia solamente l’inizio. Perché anche se adesso, a pochi chilometri dal mare dove vive, l’aria è più serena, lui sa che la strada è ancora lunga. Glielo dice sempre il suo amico Castan, glielo dice Di Francesco, glielo dice anche Totti. Che però domenica se l’è coccolato. Perché il ragazzino si è fatto grande e l’abbraccio del più grande di tutti, a Roma, lo ha certificato.

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