L’Inter ribalta la partita e porta a casa i tre punti

di Francesco Gorzio Commenta

L'Inter vince una partita dove sembrava in balia della Roma fino al 70' di gioco dove i giallorossi hanno perso per errori di squadra ed individuali.

Gazzetta dello Sport, F. Licari


Di questi tempi succedono davvero cose da pazzi. Fuori dal campo, come dice Cristiano Ronaldo, ma anche dentro. Pazzo è infatti il 3-1 con il quale l’Inter ribalta un k.o. che sembrava ineccepibile, almeno per quanto visto nella prima ora, lanciando così un messaggio forte al campionato. Si è sull’1-0 per la Roma, ma poteva tranquillamente essere 4-0. Improvvisamente cambia tutto. Merito anche di Spalletti che corregge in corsa un paio di situazioni decisive. E con questo Icardi spietato (seconda doppietta dopo quella alla Fiorentina), Borja Valero sempre davanti alla difesa, qualche automatismo che arriverà a centrocampo, e un po’ di buona sorte indispensabile in casi del genere, potrebbero succedere altre follie. Non è giusto il 3-1, non meritava di perdere la Roma, ma in questi giorni di rivoluzioni regolamentari c’è una cosa che non è cambiata: le partite durano ancora 90’. Soprattutto quando il ritmo è da Premier League d’agosto, e quindi sono da prevedere crolli nel finale.

SCONFITTA CHE FA MALE – Quello che l’Inter guadagna, non solo in classifica, la Roma lo perde psicologicamente: perché aveva dominato in lungo e in largo, segnato un gol con Dzeko, preso due pali (Kolarov e Nainggolan) e una traversa (Perotti), sfiorato la goleada con altre occasioni clamorose, e per di più s’era procurata un possibile rigore (Skriniar su Perotti) non giudicato così dalla Var. Di Francesco, però, deve correre ai ripari sull’asse destro: prima che sia troppo tardi. E prima che il gran lavoro di Nainggolan e Dzeko sia cancellato da errori individuali, soprattutto di una difesa tutto tranne che impermeabile. Prima che la serata ispiratissima di Perotti, che a sinistra imperversa su D’Ambrosio, sia archiviata nel fascicolo «cose da ricordare con rimpianto».

SUPERIORITÀ ROMA MA… – Il match svolta dopo la botta di Perotti sulla traversa che Handa neanche vede, come in campo fino a quel momento i suoi compagni avevano visto ben poco. Minuto 20 della ripresa. C’era stata una bella partenza dell’Inter, nella quale erano visti, ma il tutto liofilizzato e presto spazzato via da una Roma aggressiva, veloce, cattiva. Padronanza quasi totale in ogni zona, cominciando dal centrocampo. Qui Nainggolan fa scomparire Vecino, Strootman è troppo per Gagliardini e mai Valero, schierato trequartista, riesce a spaventare De Rossi. Qui nascono tutti i guai dell’Inter, perché la difesa va sempre in inferiorità, mentre in attacco Candreva è nervoso e Icardi solo. In più Perisic si accentra, forse con la buona intenzione di aiutare Valero, ma finisce col tranquillizzare Jesus.

MOSSE SPALLETTI – Il brasiliano è il primo punto debole, non l’unico della Roma. L’altro, sulla stessa fascia, si chiama Defrel: lento, poche idee, impacciato. Poi Manolas non è mai aggressivo come sa, e Fazio non gioca più d’anticipo. Spalletti ha sbagliato invece qualcosa nel suo 4-2-3-1: ha schierato Valero davanti, togliendogli il piacere dell’impostazione arretrata, e non s’è reso conto che la coppia Vecino-Gagliardini non aveva quel coefficiente di mestiere necessario per reggere l’urto. Noi avremmo abbassato Valero e fatto uscire Vecino: Spalletti decide di togliere Gagliardini e ha ragione. Perché lo spagnolo ritorna il Pirlo dell’Inter, quello al quale i compagni scaricano tutti i palloni bollenti, sicuri che farà ripartire l’azione. E perché Joao Mario trequartista ha velocità e profondità che servono per infilarsi tra le linee. Per De Rossi non è più tempo di bella vita, per Icardi è l’inizio dell’apoteosi. Grazie pure a Perisic che torna sulla fascia a dribblare e crossare. C’è un terzo accorgimento che potrebbe diventare stabile: Dalbert a sinistra per Nagatomo. Il francese ha personalità e salva due volte sulla linea.

RIBALTONE – Ridisegnata la Roma viene riscritta la partita e anche il risultato. Juan Jesus, finalmente pressato, sbaglia rinvio innescando Candreva: Icardi-1 è implacabile in area. Perisic affonda di nuovo sul lato del brasiliano (terzo assist di fila) e Icardi-2 è un iradiddio. Negli ultimi minuti c’è spazio anche per Vecino che va a infilare un beffardo 3-1: liberato da troppi compiti di impostazione, può lanciarsi come gli piace. Era dal 2008 che l’Inter non vinceva all’Olimpico in campionato, ma questa è un’Inter diversa, che almeno ha un’identità come ai tempi di Mou. Pensare d’aver risolto tutti i problemi sarebbe follia: a Spalletti serve un centrocampista alla Nainggolan o giù di lì, e dietro anche Skriniar è sembrato meno solido delle prime uscite. Ma se vinci così quando non lo meriti…

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