Stadio della Roma, le prossime tappe forzate in vista della nuova conferenza dei servizi

di Francesco Gorzio Commenta

Stadio della Roma, le prossime tappe in vista della nuova conferenza dei servizi. Va reinserito nuovamente il Ponte di Traiano.

Il Tempo, F. Magliaro


L’obiettivo della Roma (e forse non solo suo) è far sì che la Conferenza di Servizi possa durare il meno possibile. Per questo, per architetti, ingegnerie informatici che stanno lavorando al dossier Stadio di Tor di Valle niente vacanze: per fine agosto, al massimo per la prima settimana di settembre, i giallorossi e il costruttore, Luca Parnasi, siano in grado di presentare in Regione il progetto definitivo dello Stadio aggiornato con tutte le correzioni e integrazioni generate dalle osservazioni e prescrizioni che, in questi mesi, sono state avanzate dalle varie Amministrazioni e Enti dello Stato. Il che, per intendersi, significa aggiornare più o meno quasi tutte le relazioni tecniche, i disegni, aggiornare costi e tabelle. Un lavoro che consentirà di ripartire, a settembre, con la maggior velocità possibile sperando che sia concluso finalmente il lunghissimo periodo di continue richieste di documenti integrativi.

Il vero nodo che la Conferenza dovrà sciogliere è quello del Ponte di Traiano. L’effetto della delibera Raggi e dell’andirivieni di Berdini ha prodotto come risultato la perdita, praticamente, di un anno di tempo: oggi siamo tornati a settembre dell’anno scorso. Il ponte, almeno per il Ministero delle Infrastrutture, va reinserito. E, spiegano gli esperti di diritto amministrativo, in questo caso è una prescrizione obbligatoria e non derogabile. Quindi, i circa 90 milioni di costo del ponte con svincolo autostradale e complanari devono essere trovati. L’obiettivo, quindi, della Conferenza sarà capire chi paga e come questi soldi. Non molte le strade. La più ovvia sarebbe restituire le cubature tolte ma la Raggi perderebbe completamente la faccia con una figuraccia planetaria. E le dichiarazioni di ieri dell’assessore Montuori («principi irrinunciabili, taglio delle cubature»), più i bisbiglii di corridoio di Palazzo Senatorio (né cubature né un euro in bilancio) fanno scartare questa ipotesi. Quindi, rimangono i bilanci di Città Metropolitana (si stanno vendendo pure le mutande, escluso che possano mettere mezzo centesimo), Regione e Stato. La Regione è in vista dell’approvazione del bilancio, l’ultimo di questa legislatura. Nonostante i renziani non siano proprio i suoi migliori amici, almeno fino a oggi, Zingaretti vuole ricandidarsi ed essere il primo presidente di Regione rieletto per il secondo mandato.

Lo Stadio gioca un ruolo di primissimo piano, quindi, potendo segnare uno degli elementi determinanti la vittoria o la sconfitta alle regionali di febbraio. La Roma, poi, ha un eccellente rapporto con il ministro dello Sport, il renzianissimo Luca Lotti. Radio Tor di Valle sottolinea come, dentro il Pd, le decisioni sul progetto le prendano Renzi e lo stesso Lotti. E non a caso, nella giornata di mercoledì Lotti ha fatto fare al Governo un balzo in avanti parlando di «parere positivo» pur di fronte alla netta contraddizione delle carte presentate dallo Stato in Regione. I due elementi, le elezioni regionali e la forte entratura della Roma sul Governo, potrebbero quindi contribuire a trovare almeno per buona parte le fonti di finanziamento del Ponte. Non più cubature in cambio di opere ma, magari sfruttando i fondi europei per le infrastrutture, coprire questa novantina di milioni di euro. Zingaretti e con lui il Governo (e quindi il Pd) potrebbero vantare un credito (elettorale) enorme: avrebbero salvato lo Stadio della Roma anche di fronte alla follia dei 5Stelle capitolini che, per palese incapacità amministrativa e accecati dal furore ideologico, hanno prima cancellato un’opera essenziale alla città e poi si sono ostinati nel loro diniego mettendo a rischio l’intera opera. Questo scenario tra l’altro consentirebbe a Zingaretti di chiudere la Conferenza di Servizi davvero con largo anticipo sui tre mesi previsti, rimandando la palla dritta nel campo del Comune: la Raggi, infatti, dovrebbe far approvare alla prima seduta utile il verbale della Conferenza di Servizi che costituisce la variante urbanistica. A quel punto, a un paio di mesi dalle regionali, la Raggi dovrebbe non solo far approvare la variante dall’aula (con tutti i mal di pancia del caso) ma anche chiudere il testo della convenzione urbanistica, cioè il contratto che, poi, disciplinerà la realizzazione dell’opera. Qualunque ritardo nella stesura di questo atto sarebbe immediatamente imputabile ai 5Stelle. Cosa che, magari, alla Raggi potrebbe anche non dispiacere vista la sempre più probabile candidatura della sua “carissima nemica” interna, Roberta Lombardi, a contendere l’elezione a Zingaretti.

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